America

di Fabrizio Bellini.8pagine_SIMBOLICA2-1

Pubblicato sul numero 10 di 8Pagine, “America”, dell’aprile 2013.

 

Una parte di me vorrebbe distruggere l’America. Poter controllare la forza di gravità e dirottare qualche grosso meteorite per farlo precipitare. Calcolare la tempistica. Farlo colpire al centro il continente nord-americano.

Tu stai partendo ed in assenza di freddi corpi celesti che rendano inutile e impossibile il tuo volo, vorrei per lo meno far eruttare il grande vulcano dormiente sotto il parco di Yellowstone, o radunare una flotta numerosa d’impavidi kamikaze giapponesi, o di terroristi afgani con la matita nera agli occhi, e scaternarli contro gli Stati Uniti per la morte e la distruzione di ogni cosa che ti attrae, o possa attrarti, o per lo meno bloccare gli aereoporti per almeno settant’ anni.

Ma tu stai partendo ed il tuo pilota avrà certamente i baffi, una dieta sana, equilibrio mentale e tante ore di volo quante le bandiere a stelle e strisce che sventolano in piazza ogni quattro di luglio. Ti porta via da qui. Ti porta via da me.

Va be’, lo so che non ci sono solo gli stati dell’unione, che dimentico che in quell’insulso continente c’è anche il Canada, il Messico, il Brasile e così via, ma davvero a quella parte di me non interessa: colpirne cento per imperdire un volo.

Poi mi rigiro, accendo la luce e vado a farmi il caffè, quel caffè che tu non troverai certo in Texas, che solo la mia moca sa fare, quella macchinetta da due tazze che serve solo per me. Due tazze in una, perchè io sono due, quello che odia l’America e quello che la ama.

Amo l’America e, mentre tu passi l’Atlantico, vorrei precederti e salvarla. Prendere tutto il male di banche ed ignoranza, di solitudine ed MTV, e farne una dolcezza infinita, un’affascinazione pronta a riceverti come uno sfarzoso comitato d’accoglienza. Tu parti e vorrei che trovassi tutto quello che cerchi e non ti aspetti, tutto quello che può nutrire il tuo spirito d’avventuriera, e molto di più.

Fiori nei cannoni dei cowboy – fiori di colori che certo qui nel vecchio continente non possono apparire – e distese desertiche cavalcate ancora da bufali e cavalieri piumati, musicisti jazz ad ogni distributore di benzina e vecchi bluesman stanchi della tristezza, che inventano ballate di gioia ai piedi di obelischi spezzati. Quella parte di me che ti ama ama l’America e s’immagina ricchezze d’ogni genere disseminate lungo la tua strada come biglietti d’auguri pacchiani, o rotolanti come ruote di zucchero filato mosse da un vento senza fretta e tornado.

Perciò parti, e scopri quel c’è da scoprire, amore. Io bevo il caffè e ne metto su un altro, come fosse quello lungo annacquato americano, ed uccido il mio odio per quel nuovo spaventoso continente, metto a tacere le maledizioni per Colombo e Vespucci, ed escludo ogni pretesa, persino quella di aspettare da te una cartolina.

11/03/2013

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