Canzone per Maria

di Fabrizio Bellini.

– Sai qual’è il lavoro più pericoloso di tutti?

Maria pensava che la domanda avesse finalità teatrali, che l’ubriaco avrebbe continuato il suo monologo e risposto da solo.

Invece sembrava che l’uomo ci tenesse davvero ad avere una risposta e la guardò attendendo, con gli occhi sgranati ed il bicchiere largo e piatto in attesa nella mano sinistra, vibrante sul bancone del Mirò.

A Maria pareva strano che un uomo sulla quaranticinquina fosse interessato ad avere l’opinione di una ventunenne con l’aspetto da diciottenne su qualsivoglia argomento, ma l’uomo era pazzo, oltre che troppo ubriaco.

– Beh, hai detto che viaggi nel tempo, no? Suppongo che comporti dei rischi…

– Non parlavo del mio lavoro!

– No?

– No, il mio lavoro è tranquillo al confronto.

– Al confronto di cosa?

– Di fare la rock star.

– La rock star? E’ il lavoro più pericoloso che c’è?

– E’ esatto. Per lo meno se sei bravo.

– Per via della droga?

L’uomo parve confuso.

– No, no, no, non c’entra niente la droga, la droga non ha mai fatto male a nessuno!

– Ah. Allora…

– E’ per via degli azzittatori.

Maria non se la sentì di chiedere altro. L’uomo scolò il whisky d’un fiato e continuò come niente fosse.

– Gli azzittatori viaggiano nel tempo.

– Come te?

– No! Sì. Cioè, viaggiano più o meno come faccio io, ma per scopi opposti, completamente opposti.

– Di che parli? Tu cosa fai?

– Io cerco di fermare gli azzittatori prima che colpiscano.

– Colpiscano chi? I cantanti?

– Esatto. Sei una tipa sveglia.

– Grazie, ma ancora non capisco… Patrizio sarebbe in pericolo? Stasera?

L’uomo sorrise fra se’. Il locale era affollato come una rete piena di pesci, ma lui pareva completamente estraneo al contesto, perso nei propri deliri. Maria non lo aveva mai incontrato prima ma, come a volte capita nei pub, si era ritrovata a parlarci al bancone, mentre faceva la fila per ordinare una birra. Malgrado l’ubriachezza e la pretesa di essere un viaggiatore del tempo, l’uomo non sembrava cattivo, e non sembrava molesto ed in generale aveva quel non so che d’intenso nello sguardo che glielo facevano apparire sufficientemente interessante da scambiarci due parole.

– Ma chi sono questi azzittatori, insomma? Da dove… da quando vengono?

L’uomo accennò apprezzamento alzando un sopracciglio, poi s’incurvò in avanti, con fare allegro e cospiratorio.

– Ok, vuoi la teoria generale detta in poche parole?

– Spara.

– Ci sono molti futuri possibili, ma grossomodo si dividono in due fazioni principali, che ruotano attorno alle due correnti di probabilità più radicali: un futuro gerarchico, oscuro, ingannevole, dove l’uomo è schiavo di…

– Ho letto Orwell. – Lo interruppe Maria, con l’aria che hanno i lettori di fantascienza che sanno che è tutto vero, messi di fronte alle antiquate concezioni dei comuni mortali.

– Oh. Bene. – Rispose l’uomo, che pareva avere un momento di particolare lucidità – allora immaginerai che l’altro futuro possibile invece è una nuova età dell’oro, frutto di una comprensione profonda dell’unità della vita e delle dinamiche psichiche ed energetiche.

Maria annuì.

– Questi due futuri, dal tuo punto di vista, è altamente improbabile che si realizzino. Direi impossibile ma stonerebbe col discorso. Quello che fa la gente al comando nei due futuri è tirare le probabilità ognuna dalla propria parte. Mi capisci?

Maria annuì di nuovo ma forse non era stata davvero convinta, perchè l’uomo fece una pausa per bere un sorso di birra, come a schiarirsi un po’ le idee per trovare un esempio:

– E’ come un tiro alla fune: la corda va da una parte, finchè l’altra squadra non recupera le forze e tira più forte, ribaltando l’esito. E così via.

– Si parla di ere cosmiche, giusto?

– Esatto. Come lo sai?

– Sono un appassionata di fantascienza e mi guardo attorno. Se i calcoli degli antichi non erano a caso e se sono stati ben interpretati, un’era di quelle grosse sta finendo.

L’uomo annuì vigorosamente e riprese la parola:

– Questi due secoli, dal millenovecento al duemilacento, sono un periodo importante, che genera due mondi possibili, che si contendono la quota di maggioranza sulla realtà. Chi viene dal futuro ha sempre un tasso di realtà relativo, rispetto al passato nel quale si muove.

– Quindi tu non sei reale?

– Lo sono ben poco, infatti non pagherò il conto e nessuno se ne accorgerà.

Come nei film, in quel momento una mano magra e pallida sfiorò la spalla di Maria, che si voltò, distogliendosi dalla concentrazione che quel fitto dialogo richiedeva.

– Patrizio! – baci sulle guance, resi difficoltosi dalla presenza di molta gente – C’è qui un amico che dice che ci sono emissari dal futuro che vogliono ucciderti.

– Ma dai? Lo sospettavo. Grazie dell’avvertimento, ci starò attento.

Maria si voltò per presentare Patrizio allo strano uomo e si accorse che era scomparso, senza nemmeno aver detto il proprio nome. La cosa strana era che l’uomo, di corporatura robusta, per non essere notato si sarebbe dovuto infilare nella calca come un’ombra. Usando uno sgabello come scala, Maria alzò la testa sopra le altre teste: era scomparso nel nulla, come avrebbe detto che avrebbe fatto, e senza pagare la birra ed il whiskey. Un illusionista molto fantasioso ed annoiato? La logica di Occam diceva che l’uomo aveva semplicemente detto la verità.

Ripensandoci, sembrava non sapere se effettivamente gli azzittatori, come li aveva chiamati, sarebbero davvero comparsi. Forse stava semplicemente facendo un controllo, come uno crono-sbirro qualsiasi.

– Maria, tutto bene?

– Sì, sì, solo che…

– Io vado sul palco, a far finta di dare una mano.

– Ok! Spacca tutto!

Patrizio se ne andò via saltellando fra la gente, mimando una danza angelica, una scusa per voltarsi a guardarla. Stasera era in veste di cantante, quindi doveva concedersi qualche eccentricità. Scriveva testi interessanti e sapeva metterli in una bella melodia, aveva occhi intensi ed idee disobbedienti ma… minaccia quantica?

Maria s’immaginò Jeff Buckley ancora vivo. Non si sarebbe fissato su un genere, avrebbe sperimentato, prodotto canzoni che nemmeno potremmo immaginare. Da punto di vista dell’uomo misterioso, un agente del tempo l’aveva affogato per evitare che la sua musica futura risvegliasse negli altri emozioni troppo vere, troppo intense. E Tim e Nick e Janis e Jim e Jimi e John e Bob e Mia e Rino etc.

Se avesse incontrato il responsabile gli avrebbe cavato gli occhi.

Finì la birra ed attraversò la calca ciarliera che sempre circondava il bancone del bar nelle sere di pioggia, come gli elettroni il nucleo di un atomo piuttosto pesante. Lo fece come un neutrone, guardandosi bene attorno ed azzeccando la traiettoria.

Persone normali venute a bere, a giocare a freccette ed a sentire un po’ di musica dal vivo nonostante il nuovo ordine mondiale. Erano tutti vestiti in tinte scure, anche il rosso era un rosso cupo.

Attraversò la sala mantenendosi nell’ombra, evitando conoscenti con noncuranza. Si spostò fino a lato del palco, oltre le casse, vicino alle custodie degli strumenti, proprio dietro ad uno dei faretti, osservatore invisibile della sala.

Solo allora si tranquillizzò e riflettè sulla cosa. Era un sintomo di paranoia scambiare i deliri di un saccente ubriaco per verità, ma se fosse stato vero? Come aveva fatto a sparire a qual modo? Era stato un avvertimento mirato?

Con Patrizio non aveva nemmeno una storia e non sapeva nemmeno se la voleva (e nel caso di che tipo), comunque era una persona che avrebbe protetto, se avesse potuto ma… che poteva fare?

Voleva capire.

Come si manifesta un agente del tempo con un tasso di realtà ridotto?

Probabilmente sarebbe invisibile: manderebbe una qualche scarica energetica al cuore dell’artista e gli farebbe venire un infarto od uno scompenso che lo ucciderebbe o per lo meno lo danneggerebbe gravemente. Maria non era un medico e non avrebbe saputo come intervenire.

Oppure avrebbe potuto concentrare la propria realtà e comparire per poco tempo; ma come avrebbe potuto farlo? Gli sarebbe servita un’ancora, un catalizzatore. Qualcuno di affine al suo modo di vivere e vedere il mondo, che potesse fare da medium. Qualcuno che avesse paura e nutrisse un desiderio di rivalsa, di potere.

Come sempre nella fiction – da Ghostbusters II ai romanzi di Anne Rice – c’è sempre bisogno di qualcuno che faccia da canale fra i demoni ed il mondo materiale, e può essere praticamente chiunque.

Maria cominciava a prendere gusto in quelle speculazioni mentali, ordite come una vera e propria lezione. L’erba che aveva fumato prima di entrare sortiva ancora il suo effetto.

Poteva quindi tener d’occhio Patrizio, non lasciandolo solo, non facendolo guidare ubriaco, non esponendolo a rischi, certo, ma lui avrebbe frainteso, si sarebbe sentito assediato e sarebbe scappato. Dal punto di vista sentimentale la troppa disponibilità è un grave errore strategico, perchè le cose fatte con calma riescono meglio.

Eppure voleva proteggerlo. Era impazzita tutto ad un tratto?

Il gruppo aveva smesso di perder tempo e s’era messo ad accordare gli strumenti ed a verificare i volumi e l’uscita della voce, segnale che avrebbero iniziato a suonare di lì a poco. Patrizio le rivolse un’occhiata in controluce. Intuì la sua presenza e sorrise. Come sapeva dov’era?

Si accorse che avrebbe voluto guardare in faccia l’uomo al bancone, per essere certa che non mentisse. L’intuito le diceva che era stato sincero e solo i pazzi non si fidano del proprio intuito. Il difficile era distinguere l’intuito fra la cacofonia di passioni e pensieri, e la minaccia reale dalla paranoia.

Come d’un lampo le venne in mente un’ipotesi che poteva verificare. Pensare all’uomo misterioso forse poteva dargli energia per manifestarsi. Fare da medium un po’ la impensieriva, tutto sommato non sapeva niente di certo: magari era proprio lui l’agente oscuro, una piccola menzogna infilata in un discorso veritiero. Decise comunque di stare al gioco e tentare.

Smise per un po’ di tener d’occhio la situazione, chiuse gli occhi e si concentrò sul ricordo dell’uomo. Escluse lo sfondo ed il vociare, ascoltando soltanto la sua voce parlare di mondi paralleli probabilistici, di stragi segrete tese ad eliminare i portatori di bellezza.

La sensazione era piacevole, tanto più che poteva usare la voce dello sconosciuto per camuffare la propria e continuare con le libere associazioni, parlare di fisica quantistica, della teoria M, del ruolo dell’osservatore, di sciamanesimo, d’interferenze aliene, di mitologia, di medicina alternativa, di permacultura, di modern money theory e di teologia ed intersecare tutto cercando di fare un quadro, una città interconnessa di palazzi bizzarri nella quale era difficile districarsi ma della quale era sempre più facile parlare per caso con qualcuno.

Per Maria, il trucco era quello di non aver paura di perdersi. Era abituata a perdersi fin da bambina, poi aveva semplicemente scoperto che le piaceva. Quando faceva un viaggio, si prendeva sempre del tempo per perdersi e vagare semplicemente, in cerca di nuovi riferimenti.

– Nella storia dell’uomo, c’è sempre stato qualcuno che ha difeso le teorie scientifiche del periodo in cui viveva, che nonostante questo si sono sempre rivelate sbagliate, o quantomeno parziali. L’unica certezza è che la scienza sbaglia.

Maria si voltò, tutto sommato stupita.

L’uomo era davanti a lei, in piedi a poco più di un metro, il concerto stava per cominciare e le luci erano molto basse. Rispondendo, Maria estrasse dalla borsa gli occhiali da vista e l’inforcò:

– O per lo meno, per arrivare ad una scienza unitaria e quindi corretta, bisogna passare per la molteplicità.

– Sei una ragazza davvero sveglia! Ti ho scelta bene. – E continuò più lentamente – E tanto per essere chiari: sì, ho letto i tuoi pensieri da quando sei entrata nel locale, sì, volevo che tu mi notassi, sì, quello che ti ho detto è tutto vero e no, non sono un agente dell’ombra.

Maria, che lo osservava attentamente, si prese qualche secondo per valutare ciò che aveva percepito, per trovarvi tracce di menzogna, un battito in più delle ciglia, una contrazione muscolare, una variazione del tono della voce, un qualsiasi segno di stress nel pronunciare le ultime due affermazioni, rispetto alle prime due, considerabili forse veritiere. Quel poco che sapeva sulle tecniche della programmazione neuro-linguistica venivano da un paio di conferenze viste su youtube e dai telefilm americani, ma sentì allora di aver capito il concetto e decise di continuare da se’ ad esercitarsi su qualcosa che sentiva molto naturale, l’osservare con distacco.

Non lo si fa in ogni situazione, ma può tornare utile quando si deve trattare con un incursore extra-dimensionale.

– Ti credo. Come posso aiutarti?

– Lo sai che l’universo è molto complesso, vero?

– Certo.

– C’è di tutto, davvero di tutto. Il tempo non conta, va bene? Lascia stare il tempo, è tutto simultaneo.

– Lo so.

– Vedi cosa intendo? Come fai a saperlo?

– A tredici anni, quando ho letto in non so quale libro l’affermazione: “il tempo non esiste” ho sentito dentro di me che era vero. Lo sapevo già.

– Fai sogni strani fin da bambina, no?

Maria assentì semplicemente non rispondendo.

– Sogni di osservare il mondo dall’alto, e di esplorare luoghi segreti. Ma altre volte sogni mostri, sogni presenze oscure che ti minacciano e cercano di plagiarti e ti senti debole, paralizzata persino, svuotata di fiducia ed energia.

– Come fai a saperlo, da quanto mi tieni d’occhio?

L’uomo scoppiò a ridere:

– Scusami, ti sto troppo addosso, lo so. E’ il mio metodo. Potrai trovarlo violento, ma solo a posteriori potrai dire se è efficace. So queste cose perchè sono sintomatiche del tuo stato esistenziale.

– Chi diavolo sei?

– Diavolo? Mi dovresti considerare un angelo!

– Come ti chiami?

– Non ha importanza, chiamami Malcom.

– L’Angelo Malcom? E’ il nome che ti sei scelto?

– Lo stile biblico tornerà di moda, fidati.

Maria scoppiò a ridere.

– Malcom, se ora mi chiederai dei soldi, sappi che ti denuncerò e ti farò pestare da qualcuno.

– Soldi! C’entrano anche i soldi, ovviamente! – Esclamò Malcom con fare profetico – I soldi, il successo, le scelte, la passione, l’orgoglio, il dubbio, la paura, il desiderio, il possesso!

Malcom era probabilmente schizofrenico. Molti schizofrenici godono di un forte carisma personale. Fra l’altro ora pareva completamente sobrio. Si era anche sbarbato? Nel cono di penombra nel quale erano rifugiati era difficile dirlo. Maria era interdetta, vittima di una resistenza interiore. Sapeva benissimo che era tutto vero, che ci sono alieni d’infiniti mondi, innumerevoli universi paralleli ed il superamento delle barriere spazio-temporali, sapeva che, in sintesi, tutto è possibile, ma che la sfera del visibile è tanto più rassicurante quanto più è ristretta. Voleva dare fiducia a Malcom, ma aveva soltanto le sue parole. Disse:

– Malcom, se non vuoi che faccia qualcosa per te, cosa vuoi da me?

– Devi farti esorcizzare. – Rispose con tranquillità.

Patrizio riusciva ad essere graffiante. Magari la sua voce non era sempre piacevole, ma catturava l’attenzione ed era limpida a suo modo. Malgrado le apparenze, sul palco non era affatto esibizionista. Si calava semplicemente nella musica e nelle parole, creandosi un mondo suo estremamente evocativo, per chi lo osservava da sotto.

Maria e l’angelo Malcom sedevano ad un tavolino che avevano magicamente intercettato, concedendosi una pausa dal fitto dialogo.

Stavano bevendo acqua e fumando tabacco rullato.

– Hai detto esorcizzare e mi hai fatto paura! – Disse Maria, riprendendo un discorso interrotto – Dovevi essere più chiaro: quello che stai facendo è barare.

– Barare?

– Hai detto che mi svelerai l’esito delle mie scelte. Questo è barare. Non lo dovrei sapere.

– Non lo vuoi sapere? Ma la conoscenza del futuro può alterare il futuro stesso, ti offre una scelta!

– Non ho detto che non voglio.

– Quindi vuoi?

– Va bene, perchè hai parlato di esorcismo?

– Perchè gli azzittatori hanno molti metodi: provocano incidenti, ma questo sembra non bastare al loro sadismo. Non è vero sadismo, è solo calcolo. A volte si limitano a far andare male le cose. Trovano il modo più facile, economicamente vantaggioso. Quello che devi espellere è la versione di te che fa comodo a loro, che molto probabilmente ti porterà a danneggiare irreparabilmente il potenziale artistico di Patrizio.

– Vaffanculo!

– Ascoltami: è come un pensiero che gli agenti azzittatori hanno inserito nella tua testa e che sta contaminando la tua vita. E’ un parassita. Devi solo liberartene.

– Voglio delle prove! – Sbottò Maria.

– Perfetto, perchè vorrei mostrarti cosa intendo dire con l’ausilio di una tecnologia adeguata e posso farlo soltanto nel mio disco volante.

Maria restò a bocca aperta.

– Vuoi dire che dobbiamo andare su una collina erbosa con delle coperte ed un termos?

Malcom sorrise suadente:

– D’accordo, la mia sezione è mal pagata e sotto-equipaggiata, ma sappiamo ancora fare un prelievo decente.

Fu un vortice rapido. Tutti sparirono. Salvo Malcom e Maria, solo le cose restavano. Il soffitto si fece liquido e splendente, un raggio celestino li afferrò e li sollevò morbidamente dalle sedie.

– Non ti preoccupare – Disse Malcom – Abbiamo fermato il tempo, poi ti reinseriremo nello stesso istante: sembrerà non sia successo niente.

– Se questo non è barare!

Il filmato era avvolgente, quadridimensionale, con versioni sovrapposte della stessa scena, che si aprivano come ventagli lungo una pianta molto ramificata di scelte, che descrivevano un periodo tutto sommato breve della vita futura di Maria. Era un mosaico d’immagini che reagiva alla sua attenzione riversandole dati e… non riusciva a chiudere gli occhi, a distogliere lo sguardo, a tapparsi le orecchie, a gridare.

Una presenza s’era insinuata nella sua vita, un’ombra nera l’aveva guidata fino a Patrizio, per esserne la musa e fallire. Muovendo le mani Maria animava i rami della pianta probabilistica, che sbocciava di colpo descrivendo, su ogni petalo e su ogni foglia, scene simili ma diverse, come nel gioco scopri la differenza della settimana enigmistica: da un ramo fiori di lei che si allontanava spaventata, prima ancora di conoscerlo davvero, da un altro fiori di lei che lo amava, lo criticava senza accettarlo e lo distruggeva lasciandolo, altri fiori mostravano lei che lo amava, ma seguiva la propria carriera, partendo per lavoro all’estero, altri lei che finiva per soffocarlo di richieste inconciliabili con la sua arte.

Maria si perdeva fra le scene. Era davvero lei? Lei era tutte quelle?

– Penso che possa bastare – La voce di Malcom cadeva come disincarnata nella sfera olografica – Hai capito il concetto.

Spento l’apparecchio, a Maria occorse qualche minuto di tranquillità per riflettere.

Non si sentiva affatto in pericolo, Malcom era un perfetto gentleman, seppure un po’ rustico. Il suo vascello era latteo e privo di spigoli, così che era comodo sedersi a terra a gambe incrociate, e sentirti protetta.

– Malcom! – Lo chiamò, e la voce fu come risucchiata dall’aria – Malcom! – Ripetè più forte, alzandosi.

– Maria. Eccomi. – Rispose avvicinandosi.

– Malcom, che devo fare? Se sto con lui finisco per distruggere tutto, se non sto con lui la solitudine lo uccide.

– Vuoi un consiglio?

– Esatto. Tu sei saggio, no?

– Io? Saggio? No, no, vengo da un mondo più saggio, è vero, ma io sono un agente operativo stipendiato, non è che dirigo o conto qualcosa. Però ti posso dire la mia esperienza. Vedi, malgrado le apparenze, non sono un angelo.

– Non lo sembri, infatti. – Scherzò Maria. Malcom si schiarì la voce.

– Vuoi sapere come ho fatto a far durare il legame con la mia compagna?

– Sei sposato?

– Noi non facciamo giuramenti, ma capita che ci si sceglie.

– Spara.

– Dopo che ci siamo innamorati, mi sono allontanato per lavoro. Fare la rock star è pericoloso, ma fare l’angelo del tempo richiede grande dedizione. Ci vediamo di rado, ma ogni volta è una rivelazione, una scoperta. E se un giorno ci dovessimo stancare? Pazienza, purchè si sia vissuto insieme dei momenti significativi.

– E’ questa la morale?

– No, la morale è che, per sistemare le cose, devi agire con raziocinio, senza che lui sospetti niente. Comportati normalmente, sai molto poco di lui, conoscilo e, quando v’innamorerete, vivi intensamente pochi giorni di autentica condivisione con lui, poi parti, scompari. Patrizio è un artista, deve essere un po’ frustrato. Osservalo, e cercalo soltanto quando dimostri di essere migliorato dalla sofferenza, quando abbia sconfitto il senso di mancanza.

– Stai dicendo che per salvare la vita e l’arte di Patrizio, che a quanto dici contribuirà a cambiare il mondo, l’unica soluzione è il rapporto a distanza?

– Il mio è solo un consiglio. Del resto, non ci avevi pensato, no? Troppo sulla difensiva e troppo romantica! Tutto o nulla. Invece c’è una mezza misura che…

– Ho capito – Lo interruppe – In effetti non ci avevo ancora pensato, anche perchè non ci siamo ancora nemmeno baciati. Ci penserò su.

– Perfetto! Missione compiuta! Esorcismo riuscito! – Malcom si rilassò e sorrise davvero per la prima volta: aveva un bella espressione di soddisfazione e di liberazione assieme.

– Che significa? – Chiese Maria – E l’ombra nera? Gli azzittatori?

– Non sono stati gli azzittatori a guidarti da Patrizio. Vi siete semplicemente riconosciuti e l’avreste fatto persino con maggior chiarezza, se le ombre dentro di voi non tramassero per farvi vivere strategie, invece che storie, per trasformare desiderio d’intimità e di unità in senso del possesso e in orgoglio.

– Ci penserò.

– Un’ultima cosa prima di riportarti al concerto ed alla tua vita.

– Cosa?

– C’è una canzone che voglio farti sentire – Disse serio Malcom, indicandole di tornare alla postazione olografica – E’ quella che ha spinto il comitato direttivo delle alte emozioni ad affidarci questo caso.

– E’ di Patrizio?

– Anno 2039. Non c’è bisogno di dirti il titolo.

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