Diario del Lago e Canti del Sole

vedi:

poesie.

Fabrizio Bellini

Selezione poetica 2007-2012

(30 poesie)

 

1.

 

dovresti cantare di più, amico di sbornie ogni tanto,

trovare la tua piscina climatizzata dove spassartela ogni tanto,

con te e nessun altro.

beviamo.

beviamo se é sabato sera.

e ci uccidiamo in altro modo.

fumo sigarette anche se sento il petto stringere e lo stomaco bruciare.

e sono io a voler stringere. a voler bruciare.

sostanze.

sostanze, a volte immateriali, spesso veleni.

nuota verso di me, amico di un sabato ogni tanto,

attraverso il dolore puro-e-semplice

di una frustrazione quotidiana.

alcool.

amore.

urla.

urina.

2/12/2007 (circa 4.30)

 

2.

 

il lago.

 

Lascio il mio amore

allagare le spiagge

del mio piccolo mondo,

concentricamente proteso

a prendere e dare

piccole conchiglie,

sassi ed alghe

e qualche ricordo

prezioso

che pian piano

si erode.

Tutti vecchi amici

e poco di nuovo

salvo la meraviglia

per le loro evoluzioni;

e per le mie.

Il frigo, lo stomaco ed il

portafoglio son vuoti.

Dilatato é il mio creare.

Attese, preparazioni, alimentazioni

senza dissetamento.

Mangio gli ultimi giorni di agosto,

sprecando ore

in nome della purezza

del mio essere;

ricerco ora sorrisi da me,

per me, ed esercito

il pensiero, la memoria

e la fantasia,

nella meditante vigilia

di grandi atti.

26/08/2008 (h 18.00 circa – casa san marco)

 

3.

 

Raggomitolato sotto le coperte

ringrazio il freddo

che torna

alle porte dell’autunno,

che porta il sonno – finalmente –

ed i sogni:

festa, funerale, incontro

inaspettato, molo, arresto,

avanzi di galera.

Da un’estate d’insonnia

ad un tempo di riposo.

Non so a chi pensare,

dove bruciare

le mie energie,

a chi affittare

le mie stanze,

a chi regalare

il cuore

dei miei problemi.

Ora il maltempo

che fa coprire

a strati

si armonizza al meglio

col mio vuoto

pieno di scintille.

17/09/2008 (15.15 circa)

 

4.

 

M’incastra l’atmosfera di un concerto

le luci basse sono giganti gassose

che s’incagliano nelle mie reti.

Troppa sincerità stanca ed il flusso

del mutamento va ingannato, a volte,

tagliando via passato e

futuro con due occhi dolci,

scelti a caso nel locale, dal caso stesso,

per un attimo.

Non riesco a fuggire.

Come il sole di mezzogiorno

non ho ombre e nessun tuono

può impaurirmi

la cantante

alza il tono e rilancia

con vacanze romane.

fra il 12 ed il 13/02/2009

 

5.

 

Un vecchio film

che vedo da solo

senza sapere

che mi strapperà

una lacrima,

‘che non posso

commentarlo

ed é tardi,

é ora di dormire.

Ed un giorno che non ho voglia

di alzarmi dal letto, di far a meno

della compagnia del libero popolo

dei sogni.

E dovrei guidare il mio esercito, oggi,

ergermi nella volontà,

non solo nella correttezza

di chi aspetta

altre occasioni.

Ed ogni sorriso

é un ricordo in più

da combattere qua nell’armadio.

E non voglio perderti,

bellezza vestita

per uccidermi,

che vorrei solo sfiorare,

in un contatto che non c’è,

le mani

che non tacciono

strette.

E vorrei di nuovo cantare

il fottuto batticuore

che mi paralizza,

ma non é il caso,

non il momento,

meglio farne tensione,

meglio riderne

ed abbeverarmi

d’acqua salata

all’arte degli altri.

17/02/2009 (0.05)

 

6.

 

terra.

 

Come un terremoto

di mille smottamenti

più o meno profondi,

qualcosa arriva e riparte

come un pesce viscido e ramato

se ne sta ferma finché

non cerco d’afferrarla

e poi fugge via, come l’estate,

l’estate che sembra la porta

dell’eternità,

ed invece é la frana e la caduta,

e la perdita

di mille occasioni;

ed una sola vissuta,

come una sosta,

in un lento peregrinare.

21/7/2009 (4.10 circa)

 

7.

 

vento.

 

La felicità é anche ora,

nell’attesa del vento della sera,

che risveglia e fa fremere le campane

di ritardo.

Nell’attesa del vento che penetra, frena,

sorprende, spettina, c’è una nervosa serenità

che devo

affidare

ad ogni sorta di ritmo.

1/08/2009 (21.30 circa)

 

8.

 

lame.

 

Ho lame senza manici

per girare i giorni

in senso orario.

Ho lame conficcate

che puoi estrarre, ignorare

o spingere a fondo

così che siano digerite.

Ho lame che restano

come sigarette

fra dentro e fuori;

ferite come bocche

mute, ansimanti.

Ho lame che riflettono

la tua luce e riflettono

solo grigio, se solo

il sole d’agosto

splende vero e falso:

vero per tutti, falso

per me, che non lo ho

nel cielo ma qui in terra

come centro

di ogni via di fuga.

Ho solo te, per lunga durata,

ma ho solo te, per qualche ora,

ed ho solo te, in un ritorno incessantemente

carente,

però ho te, spettro da materializzare

ho te, da rendere attuale

ho te, da dimenticare

ho te, a cui dedicare

la cura del deserto

sabbia da irrigare

guance da condire

e qualcosa da mutare,

vita da far nascere

e parole

da far fuggire via e da far restare,

assieme.

Ho lame che forse son semi,

ma forse non germineranno.

Ho lame che sono alberi

oltre le colline, alla cui ombra

si riposano sogno e desiderio,

amanti stanchi, che ho mandato

a cercarti e poi ho esiliato di rabbia,

ma della rabbia stupida di un bambino

che non sa lottare contro

scalini troppo alti

e contro il tempo

che lo porta avanti.

Ed ho lame che sono nei,

che sono un disordine bellissimo

ma impossibile da ordinare.

Ho lame che sono strade

che si piantano in città

troppo bastarde, in stanze

ammobiliate da passanti

fin troppo

frettolosi.

Ho lame nella schiena

come ore di sonno

saltate

o come ore di sonno

passate a sognarti

senza ricordarti nemmeno.

Ho lame come fitta boscaglia

che mi fanno perdere

che distorcono ombre ed immagini

di me facendomi apparire

fin troppo spaventato:

quei riflessi di me non possono

che sbagliare direzione,

o forse la sbaglio io,

o forse tutti la sbagliano.

Ho lame che sono bosco e foresta:

oltre ci dovresti

essere tu ed io non so

come ti riconoscerò

fra i cinguettii di mille

illusioni tutte uguali

e tutte diverse.

Mille idee di te come

mille lame

nel mio cervello,

estratte dal chirurgo allo specchio

nel corso di una

leeentiiissima

operazione.

Quella tua luce non si può fotografare,

non si può riprendere,

e non ha forma definita,

se la ricordo.

Ha forma solo nell’esperienza,

come una lama estratta ed usata

in un lampo d’ombra, da un assassino;

é una presenza che da senso a tutto,

ma toglie senso a tutto, perché é mancanza assieme,

ciò che si desidera di più,

a pochi centimetri,

sotto una teca che si ha troppo timore

e poca forza,

per infrangere.

5/08/2009 (13.30 circa)

 

9.

 

dentro Sara.

 

I.

Dentro Sara

la mattina

scampava

al suo prezzo

e senza sonno

trovavo piacere.

Mi alzo ma non ballo.

La luce é sbiancata

di foschia

più o meno chimica

e la musica

é il linguaggio

del tempo del sogno.

Tutti partono e tornano

e ripartono

ed io resto qui,

incapace stamani

di compiere imprese,

salvo scrivere una poesia

e rimandare un racconto.

Esco di casa? Resto qui?

Soffro un po’ ma lo specchio

rimanda un me stesso

quasi decente.

 

II.

Dentro Sara

lasciavo che la mia nave, Farfalla,

fosse condotta dal vento,

senza rotta.

Non pensavo troppo

a te.

Odio questa luce.

Non voglio fare niente,

solo oziare, contemplare,

fare l’esperienza

del mio aspettare.

E la notte

mi salverà ancora,

la notte che arriva

più veloce

la notte che

inganna

il tempo.

25/08/2009 (12.00 circa)

 

10.

 

Graffiato incessantemente

dalle infinite possibilità del mondo

– scapole senza ali –

mi vesto elegantemente

per non dover più affascinare,

per non avere esigenze,

per essere uno in tutto,

tutto in uno.

Nascondiglio migliore

non c’è, che esposto

alla terrazza ed alla bellezza.

Scappare non si può,

quindi mi siedo

qui,

ucciso ferito ed allegro

nel nonnulla sublime

dell’aperitivo perenne

che é fine a se stesso

e non porta a cena.

26/08/2009 (terrazza)

 

11.

 

di questa felicità.

 

E poi mi trovo a seguire i consigli

ed a godermi quello che provo.

Ho mai scritto sorridendo?

Ora comunque lo faccio,

col sorriso suo nei miei ricordi,

che come una rivelazione

sento oasi nella notte.

Godere di lei quando lei non c’è,

é una piccola cosa

che non avevo capito.

Lei tornerà ancora un po’ da me,

prima che crolli l’illusione

di questa società.

Il tempo non esiste

e l’attesa ha un’unica infima durata.

Domani già sorrido

e domani le darò

ciò che sono diventato.

E poi se nulla andrà come deve,

comunque avrò sorriso scrivendo

di ciò che provo, di questa felicità.

29/08/2009 (4.50 circa)

 

12.

 

risposta.

 

Val la pena ironizzare

sulle sciagure di ombre

che non si concretizzano,

ma il disincanto no,

non é per me.

Dammi il promemoria per l’ironia

io ti darò

la polvere diluibile

di una magia anacronistica.

Tutti cambiano,

anche i graniti

delle tue scelte,

anche i diamanti

delle mie fantasie.

Poche cose tornano,

e di rado sono occasioni;

io ne voglio un’altra,

tu, a mio avviso, la dovresti

accettare.

Qui c’é un maestro di fuga

bloccato su un’isola,

che vorrebbe stare, restare,

in un piccolo desiderio

da realizzare, almeno

un po’.

29/8/2009 (2.00 circa)

 

13.

 

Nel deserto anche l’alba é rovinata

dagli aerei dell’uomo.

Alla festa anche la mia danza

é rovinata dai pensieri.

Non guardo il cielo, quindi, e non danzo.

Ciò che é chiaro si confonde e poi

torna chiaro e si confonde di nuovo.

Non servono preparativi,

un legame c’è e va seguito.

Prima o poi

la tensione si dovrà sciogliere

in temporale,

liberando l’anima e il corpo,

riparando il mio spirito spezzato.

28/09/2009 (16.04)

 

14.

 

finché non vietano l’autunno,

ancora qualche occasione di jazz;

uscire, fila interminabile,

baristi spaesati, una birra ed un posto comodo

che occupo tutto da me.

Pensieri a forma di fiore;

petali rosa ed arancio

colorano il grigio.

Forma pensiero,

realtà coscienziale,

tutti qua in tempo e spazio puntiformi,

e cerco strade e vibrazioni

come un arpista pazzo,

per una carezza,

per saperla ricambiare.

30/09/2009 (23.20 circa – enologico)

 

15.

 

Nel cuore di tante notti,

imparata la tregua

a suon di danza

e grida,

sorrido paziente

‘che l’incuria sta finendo

‘che l’ironia trionfa

ed esulta il mio cuore

a non morire da solo,

gli occhi a non piangere.

Nel cuore di questa notte

lave di desideri

si scontrano col lago,

che le ferma

e salva tutti,

su tante piccole barche.

Non è più il pensiero

di qualche essere sparso

a tirarmi la sveglia

ma tutto il miele del mondo

nell’attesa

nel presente.

Non esiste il vuoto,

tutti sono vicini, si toccano.

Ci hanno insegnato

ad ingannarci.

Ed una gatta dagli occhi azzurri

mi fa compagnia

e spalla a spalla

guardiamo un film.

2/12/2009 (3.50 circa)

 

16.

 

Che festeggiamo?

Come lo facciamo?

Spaventati dall’incapacità di ammettere

che non ci piace il cemento,

le esplosioni

e la pioggia.

che è innaturale

questa città,

questo tempo,

questa necessità di divertirsi.

Oramai dovrei averlo capito

e proprio per questo bevo, per

abbattere una lucidità che

non crolla mai,

ed alla fine

sono le inibizioni ad andarsene

e me ne devo andare anch’io

prima di dire cose

un po’ cattive.

1/01/2010 (15.00 circa)

 

17.

 

la voce del vapore.

 

Persa o smarrita ad ascoltare

la voce del vapore

lontana

nel mondo della materia

veicolo della realtà.

Nel mondo reale

non ti ho mai persa o smarrita,

copresente alle mie spalle

come volto di Giano,

sorridente.

Fuoco ed acqua

luce ed ombra

ma non sono ruoli,

entrambi bruciamo

entrambi danziamo

entrambi brilliamo

e l’ombra delle nostre

personalità infantili

l’ombra si genera

in ogni nostra vita,

ma tu sei nel mondo

del mio io profondo,

agente neutro

che gonfia i miei desideri

con morsa alla bocca dello stomaco

o che brucia via le zavorre,

specchio del mio amore,

espansione che tira su

vita che è aria, cielo, luce,

che eleva, che penetra.

04/03/2010 (15.35 circa)

 

18.

 

Non sono più sulla strada,

è la strada ad essere in me,

è la pazzia a vagare in me,

risolvendo passo a passo il labirinto,

dimostrandosi sana e pietosa,

riparatrice dei torti fatti in passato,

con ago e filo e tessuto cicatriziale,

per quanto è possibile.

La mia pazzia è la saggezza dell’amore,

a rottadicollo giorno per giorno

cercando di girare la frittata dei pensieri

prima che si attacchi,

camminando sulla corda,

ragno al contrario

che disfa ragnatele

nel sole d’aprile.

9/4/2010 (16.10 circa)

 

19.

 

Quale più alto complimento

che dirti che sei stata catalizzatore

di scoperte riscoperte e passaggi,

piccole morti rivolte al cielo,

rivolte al salto?

Perché elogiare i tuoi occhi e i tuoi nei,

quando più alta natura hai,

luminosa e caotica,

in questa discoteca gigante

dove è difficile sentirsi,

è difficile capirsi?

9/4/2010 (0.05 circa)

 

20.

 

Posso benissimo prendere la voglia

che ho di vederti

e farne un quadrifoglio

perso nel prato

da cercare da solo

alla luce del giorno

sedere e cercare

dentro di me

la morte che libera

da ogni desiderio

la morte che uccide l’arco

tagliando

la tensione della corda,

la freccia che cade

innocua ai miei piedi.

Le carte già cambiano

da mezz’ora fa

i pensieri ed i sogni sinusitici di te

si sciolgono al sole

come zucchero

dentro al caffè

il cellulare tace

la canzone dell’amore

ma la canzone della pace

soffia nel vento.

E noi

che siamo il respiro di dio

vogliamo cambiare

le avverse condizioni

di un presente distante

di un cielo di stelle.

4/4/2011 (16.00 – tempietto di corso Garibaldi)

 

21.

 

per S.

Un solo fiore

del ramo di rovi

ha la bellezza del mondo,

del sogno l’aroma

ma il mondo che piange

non piange da solo

si abbraccia con braccia

che si fanno catene.

Ma il mondo che langue

non vale un frammento

di quell’attimo breve

fra le telefonate.

16/04/2011 (loop)

 

22.

 

Scivola come linfa d’asfalto

questo alcool nella terra della mia veste,

mentre goccia su goccia

si svuota la mia mongolfiera

dell’acqua che la rendeva un palloncino.

Il fuoco che la spinge è dentro,

attrito funzionale, per niente innaturale,

che si nutre

di tutti i venti della sera, di tutto

il mio vapore, astratto sentire,

ritirata mutevole.

Quel fuoco che vedo riflesso come faro

dagli occhi di un’altra leonessa,

che se ne va.

Il mondo racchiude, la notte accompagna

e forse

le dedico il sonno.

15/5/2011 (3.00 circa – via Imbriani 42)

 

23.

 

polvere di marmo.

 

Mutato il sangue in polvere di marmo;

si fatica a dare un nome al cancro.

E’ un po’ triste

viaggiare da soli.

sale il vento e finisce l’estate, lo sai,

proprio quando l’estate pareva ingannare

il mio senso della novità.

Non basta a far piovere,

non basta a chiuderci in casa.

Basta appena a rendere liberi

i miei amori incasellati.

Andate! Andate! Lasciatemi solo,

che solo non sono mai!

Difficile dare un nome al santo,

difficile dare il via al pianto sacro.

Andate! Salpate! Vi lascio andare!

Ci reincontreremo ancora, tutti.

E forse sarò capace allora

di trasmutare marmo in sangue,

pianto in consolazione.

Angeli a ballare tutti in cerchio,

bello come San Francesco,

amore da offrire

senza specchio.

30/8/2011 (23.15 circa, terrazza)

 

24.

 

Brucio i cattivi pensieri come ebrei nei forni

a gas appena riallacciato. Anch’io posso bruciare

le impurità genetiche sotto la doccia e seccare

le mie guerre umide al sole del primo mattino

aspettando l’arma segreta del cuore

che spegne il mio mal di testa.

E’ la nascita di un nuoco reich

dove sono ministro del ricordo di me

e faccio esperimenti

sull’amore qui in terra.

8/9/2011 (9.40 circa)

 

25.

 

III° Creazione.

 

Il primo giorno dio creò tutto.

Il secondo giorno fece i sacchetti della differenziata.

Il terzo giorno chiamò a se’ gli angeli e li mandò

porta a porta a raccogliere l’organico

dal quale plasmò l’uomo nuovo

coi pollici da cellulare.

Il quarto giorno raccolse la carta

che riempì di stronzate. Un mare di carta,

un mare bianco e nero

di burocrazia post-egiziana.

Il quinto giorno raccolse vetro e lattine

per farne una scatola cinese e disse:

“Questo è l’albero del risparmio, c’è un tre per due

sulle mele, in regalo un simpatico serpente di gomma

per il piacere fisico.”

Il sesto giorno dio raccolse l’indifferenziata,

ne fece un terzo mondo e lo mise a lavorare in nero.

Il settimo giorno dio era su facebook

a leggere i commenti

alla sua opera perfetta.

8/9/2011

 

26.

 

Assaggio la sperimentazione

di nuove abitudini, ricchezza

abbondanza da rinnovare,

manutenzione dei canali del cuore.

E un buon vino bianco accompagna

i primi freschi e i sogni vividi.

Non c’è viaggio che non possa fare,

in equilibrio sui miei piedi da danza.

Qualcosa di piccolo, che ottengo,

trovare qualcuno al terzo tentativo,

ascoltare una bella risata,

immaginare il controllo

su quello che fin ora ho creduto

essere il mio destino,

meritare un premio,

meritare tutto,

tutto un nuovo mondo

20/9/2011 (degustibus)

 

27.

 

mondomafia.

 

Mondo mafia è dove le pareti contano

più dei quadri, l’intonaco

più dei muri, dove lo spazio

è scandito da caselli, il tempo

dai cubetti di ghiaccio

e dai bicchieri di birra

e l’energia

l’energia è in recessione.

Mondo mafia ci succhia la vita dal sangue

e nessuno se ne accorge: la normalità

è un aperitivo perenne

esponenzialmente annacquato

la normalità è uno stato malato

di anima, spirito e mente

e nessuno se ne accorge

ma è virtualmente aberrante.

Mondo mafia è crampi per tacchi,

è capelli alla Elvis in testa alle ragazze,

è palestra e tatuaggi

per i maschi arroganti e ben pochi

ben pochi sanno dire

qualcosa d’interessante.

29/9/2011 (20.00 circa – caffè della penna)

 

28.

 

C’è una Parigi in mente

che non voglio più ignorare,

luoghi d’amore da calpestare

ancora

prima che sia finita,

luoghi d’anima

che non vanno inquinati

con distrazioni da sabato sera.

Voglio la mia tavolozza,

architetto di metropolitane incantate

che evocano nuovi luoghi

senza spazio,

dove anche le distanze

sono azzerate.

5/11/2011 (20.50 circa)

 

29.

 

Proteggere me stesso

non andare a zonzo

fra fiamme scorrette,

sculture inesplicabili

e petrolio che mai si consuma

perchè mai brucia.

Proteggere me stesso

dagli elementali del lezzo,

dalle interpretazioni sfiduciarie

e dalle politiche dell’incubo.

So come fare, so come fare,

basta pensare a chi mai,

proprio mai

mi ha trattato male.

Che sia lontana,

rara parola, ancor più raro incontro,

non importa. Ci sono luci

che vanno molto,

molto più veloci della luce.

7/3/2012 (00.40 circa – casa via Imbriani ascoltando vinili)

 

30.

 

Preghiera per una Musa.

che tu mi stupirai,

mi dimostrerai davvero

che non so chi sei,

e ti aiuterò, ed assorbirò

ogni male. Luna di malaugurio,

Diavolo che ci domina,

li brucerò nel Sole,

che tu mi farai attendere

e cercherai di deludere

ogni mia materia pesante,

così ch’io la possa bruciare,

che tu non sarai tu

e mi confonderai,

che io dovrò trionfare,

senza cadere nella speranza

e nella sua perdita.

Tu sei con me e temo.

Temo mille sofferenze

ma non posso che accettarle,

cedendo,

che tu mi guiderai, come sempre fai,

finché io non la smetta

di pensare ai contro

e d’immaginare scenari.

E poi… poi niente.

Non immagino troppo lontano,

che tu mi sorridi dal cassetto

che apro con la mente

quando cerco una scusa per sorridere,

ogni qual volta

non lo sto facendo.

12/5/2012 (6.00 – camera)

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